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Búsqueda interna en Escritos Críticos
Il racconto
L' era della Barbarie
Jorge Majfud Traduzione: Francesca Sammartino [ ©Revista Que Tal (De Agostani), 02/2008 http://www.quetalonline.it/I/Rivista.aspx ]
Nell'
era della Barbarie cominciarono i viaggi a ritroso nel tempo all'anno trentatre.
Venne scelto quell'anno perché, secondo le statistiche, la Crocifissione di
Cristo attraeva l'attenzione di più gente dall'Occidente, e si pensò a questo
settore sociale per ragioni economiche, giacché i viaggi, nel passato, non
erano stati né diretti né tanto meno finanziati dal governo di nessun paese
come in altri tempi era successo per i primi viaggi nello spazio, ma da un'
azienda privata. Il gruppo finanziario che rese possibile la meraviglia di
viaggiare nel tempo fu l'Axa, sotto richiesta del maggior cervellone delle
Tecnologie Blue, che fece intravedere infiniti profitti per la prestazione di
"servizi turistici", come vennero chiamati in quel momento. Da allora
vari gruppi di trenta persone hanno viaggiato all'anno trentatre per presenziare
alla morte del Nazareno, come facevano anticamente i turisti comuni quando, ad
ogni equinozio, si concentravano ai piedi della piramide di Chitchen-Itzá per
presenziare alla formazione del serpente data dalle ombre che la piramide
gettava su se stessa.
Il maggior inconveniente che ebbe l'Axa fu il numero ridotto di turisti che potevano assistere all'evento di volta in volta, cosa che determinava profitti che non erano concordi con le aspettative milionarie dell'investimento, motivo per cui, di lì a poco, venne alzato questo numero fino alla cifra di quarantacinque, con il rischio di attirare l'attenzione degli antichi abitanti di Gerusalemme. Poi la cifra venne mantenuta senza alterazioni, su richiesta di uno dei principali azionisti dell'impresa che argomentò, ragionevolmente, che la conservazione di questo fatto storico allo stato originale era la condizione basilare che giustificava i viaggi e che se ogni gruppo avesse prodotto alterazioni nei fatti, la cosa si sarebbe ripercossa portando ad un abbandono dell'interesse generale nel realizzare questo tipo di viaggi.
Con il tempo si capì che ogni alterazione storica dei fatti, per minima che fosse, era quasi impossibile da riparare. Questo succedeva quando qualcuno dei viaggiatori non rispettava le regole del gioco e pretendeva di portarsi a casa qualche souvenir. Il caso più famoso fu quello di Adam Parcker che, con incredibile destrezza, riuscì a ritagliare un pezzetto triangolare della tunica rossa del Nazareno, probabilmente nel momento in cui questi cadde stravolto dalla fatica. Il furto non causò nessuna alterazione delle Sacre Scritture, ma servì a Parcker per diventare ricco e famoso, giacché il minuscolo pezzetto di tela venne valutato una fortuna e non pochi viaggiatori tra quelli che si erano scomodati ad arrivare fino a lì e avevano pagato per andare indietro nel tempo di più di mille anni, lo avevano fatto per vedere da dove mancasse al Nazareno il "Triangolo di Parcker".
Qualcuno ha fatto obiezioni su questo tipo di viaggi che, assicurano, finiranno per distruggere la storia senza che ce ne possiamo rendere conto. E difatti è così: per ogni cambiamento che si introduce in un giorno qualunque, infiniti cambiamenti deriveranno, secolo dopo secolo, diluendosi a poco a poco o moltiplicandosi nei propri effetti. Per percepire il minimo cambiamento nell'anno trentatre sarebbe inutile ricorrere alle Sacre Scritture, perché tutte le edizioni, allo stesso modo, assorbirebbero il colpo facendo dimenticare completamente il fatto originale. Ci sarebbe la possibilità di rastrellare ogni cambiamento inviando altri viaggiatori ad anni anteriori a quello della Barbarie, ma a nessuno importerebbe un progetto così e non ci sarebbe nessun modo per finanziarlo.
Ormai non importa nemmeno il dibattito sul fatto che la storia debba rimanere come sta o se è lecito modificarla. Quest' ultima opzione, ad ogni modo, è pericolosa, giacché è possibile prevedere i cambiamenti risultanti che potrebbero essere prodotti da qualsiasi alterazione. Sappiamo che qualsiasi cambiamento potrebbe non essere catastrofico per la specie umana, ma potrebbe esserlo per gli individui: non saremmo più noi quelli che stanno vivendo adesso, ma un altro qualsiasi.
Su una posizione contraria si trovano i gruppi religiosi più radicali. I servizi di informazione di Barbarie hanno scoperto recentemente che un gruppo di Evangelisti, appartenenti alla Chiesa Vera di Dio, di San Paolo, farà il viaggio verso l' anno trentatre. Grazie alle offerte dei propri fedeli, il gruppo è riuscito a mettere insieme la somma più che milionaria che richiede l'Axa per il biglietto. Quello che ancora non è stato possibile confermare sono le intenzioni del gruppo. Si dice che vogliano far saltare il Golgota e incendiare Gerusalemme nel momento della Crocifissione, perché si arrivi in questa maniera, alla tanto attesa Fine dei Tempi. Tutta la storia scomparirebbe; tutti, compresi gli ebrei, riconoscerebbero l'errore, si convertirebbero al cristianesimo nell'anno trentatre e il mondo intero vivrebbe nel regno di Dio, così come era descritto nei Vangeli. Tutto questo è molto dibattuto da altre persone.
Altri ancora non si spiegano come i viaggiatori possano presenziare alla Crocifissione senza cercare di evitarla. La risposta teologica e ovvia, per cui i meno interessati ad evitare il martirio del Messia sono i suoi stessi proseliti. Ma per gli altri, che sono la maggioranza, Axa ha decretato le sue regole etiche: "Allo stesso modo in cui non evitiamo la morte di un cervo tra le fauci di un leone quando facciamo un viaggio in Africa, così non dobbiamo nemmeno evitare le apparenti ingiustizie che si commettono contro il Nazareno. Il nostro dovere morale è quello di conservare la natura e la storia così come sono". La Crocifissione è patrimonio dell'Umanità, ma soprattutto, i suoi diritti sono stati acquistati completamente dall'Axa.
Di fatto, i cambiamenti saranno sempre più inevitabili. Già dopo sei anni di viaggi all'anno trentatre, si possono vedere ai piedi della croce, tappi di bibite e scritte con il pennarello sul palo portante, alcune delle quali recitano: "Ho fiducia nel mio signore", altre si limitano solo al nome di chi è stato lì, insieme alla data di partenza, perché le generazioni future di viaggiatori lo ricordino. Ovviamente anche l'azienda comincia a cedere davanti alla pressione dei clienti insoddisfatti, che chiedono un miglioramento radicale nei servizi. Per esempio Barbarie ha appena inviato un rappresentante tecnico all'anno ventisei per ottenere la produzione di cinquemila metri cubi di asfalto e per negoziare con Pilato la costruzione di un corridoio più comodo per la Via Crucis, cosa che renderà meno faticoso il percorso dei viaggiatori e rappresenterebbe, inoltre, un gesto misericordioso per il Nazareno che più di una volta si è rotto i piedi con i sassi che non vedeva lungo il suo cammino. Si è calcolato che la miglioria non apporterà cambiamenti alle Sacre Scritture, dato che in queste non vi è una particolare preoccupazione per l' urbanistica della città.
Con queste misure Axa vuole mettersi al sicuro dalla pioggia di reclami che sta subendo a causa di ipotetiche insufficienze del servizio, dovendo far fronte ultimamente a cause molto costose di clienti che hanno speso una fortuna e non sono tornati soddisfatti. Il motivo dei reclami non è sempre causato dal gran caldo di Gerusalemme, o dalla congestione nella quale si trova intrappolata la città il giorno della Crocifissione. Si deve soprattutto alle aspettative non soddisfatte dei viaggiatori. L'azienda si difende dicendo che le Sacre Scritture non sono state scritte sotto il loro controllo di qualità, ma che sono solo documenti storici e quindi esagerati. Lì dove muore il Nazareno invece di esserci una notte profonda e straziante c'è un cielo appena appena un po' più scuro a causa dell'eccessiva concentrazione di nuvole e niente più. I cattolici hanno dichiarato che questo fatto, come tutti quelli riferiti ai Vangeli, deve prendersi nel suo valore simbolico e non meramente descrittivo. Ma la maggior parte della gente non è stata soddisfatta dalla risposta di Axa e nemmeno di quella di Papa Giovanni XXV che si è schierato in difesa della multinazionale, grazie alla quale la gente ora può essere più vicina a Dio.
Milano, Febrero 2008
In the year of Barbaria began the annual trips to the year 33.
That year was selected because, according to surveys, Christ’s
crucifixion drew the attention of most Westerners, and this social sector was
important for economic reasons, since trips to the past were not organized, much
less financed, by the government of any country, as had once happened with the
first trips into space, but by a private company.
The financial group that made possible the marvel of traveling through
time was Axa, at the request of the High Chief of Technology, who suggested
infinite profits through the offering of “tourism services,” as it was
called in its moment. From then on,
various groups of 30 people traveled to the year 33 in order to witness the
death of the Nazarene, much as the tourist commoners used to do long ago when at
each equinox they would gather at the foot of the pyramid of Chitchen-Itzá, in
order to witness the formation of the serpent from the shadows cast down by the
pyramid upon itself.
The
greatest inconvenience encountered by Axa was the limited number of tourists who
were able to attent the event at a time, which did not generate profits in
accordance with the millions expected by the investors, for which reason that
original number was gradually raised to 45, at the risk of attracting the
attention of the ancient residents of Jerusalem.
Then the figure was maintained, at the request of one of the company’s
principal stock-holders who argued, reasonably, that the conservation of that
historic deed in its original state was the basis for the trips, and that if
each group produced alterations in the facts, that could result in an
abandonment of general interest in carrying out this kind of travel.
With
time it was proven that each historical alteration of the facts, no matter how
small, was nearly impossible to repair. Which
occurred whenever one of the travelers did not respect the rules of the game and
attempted to take away some memento of the place.
As was the most well-known case of Adam Parcker who, with incredible
dexterity, was able to cut out a triangular piece of the Nazarene’s red tunic,
probably at the moment the latter collapses from fatigue.
The theft did not signify any change in the Holy Scriptures, but it
served to make Parcker rich and famous, since the tiny piece of canvas came to
be worth a fortune and not a few of the travelers who took on the trouble and
expense of going back thousands of years did so to see where the Nazarene was
missing “Parcker’s Triangle.”
A
few had posed objections to this kind of travel which, they insist, will end up
destroying history without us being able to notice.
In effect, so it is: for each change that is introduced on a given day,
infinite changes are derived from it, century after century, gradually diluting
or multiplying its effects. In order
to notice a minimal change in the year 33 it would be useless to turn to the
Holy Scriptures, because all of the editions, equally, would reflect the blow
and completely forget the original fact. There
might be a possibility of tracing each change by projecting other trips to years
prior to the year of Barbaria, but nobody would be interested in such a project
and there would be no way of financing it.
The
discussion about whether history should remain as it is or can be legitimately
modified also no longer matters. But
the latter is, in any case, dangerous, since it is impossible to foresee the
resulting changes that would be produced by any particular alteration.
We know that any change could potentially not be catastrophic for the
human species, but would be catastrophic for individuals: we might not be the
ones who are alive now, but someone else instead.
The
most radical religious groups find themselves on opposing sides.
Barbaria’s information services have recently discovered that a group
of evangelists, belonging to the True Church of God, of Sao Pablo, will make a
trip to the year 33. Thanks to the
charity of its faithful, the group has managed to gather together the sum of
several million that Axa charges per ticket.
What no one has yet been able to confirm are the group’s intentions.
It has been said that they intend to blow up Golgotha and set fire to
Others
do not understand how the travelers can witness the crucifixion without trying
to prevent it. The theological
answer is obvious, which is why those least interested in preventing the
martyrdom of the Messiah are his own followers.
But or the rest, who are the majority, Axa has decreed its own ethical
rules: “In the same manner in which we do not prevent the death of the slave
between the claws of a lion, when we travel to Africa, neither must we prevent
the apparent injustices that are committed with the Nazarene.
Our moral duty is to conserve nature and history as they are.”
The crucifixion is the common heritage of Humanity, but, above all, its
rights have been acquired totally by Axa.
In
fact,the changes will be increasingly inevitable.
After six years of trips to the year 33, one can see, at the foot of the
cross, bottle caps and magic marker graffiti on the main beam, some of which
pray: “I have faith in my lord,” and others just limit themselves to the
name of who was there, along with the date of departure, so that future
generations of travelers will remember them.
Of course, the company also began to yield in the face of pressure from
dissatisfied clients, leading to a radical improvement in services.
For example, Barbaria just sent a technical representative to the year 26
to request the production of five thousand cubic meters of asphalt and to
negotiate with Pontius Pilate the construction of a more comfortable corridor
for the Via Dolorosa, which will make less tiresome the travelers’ route and,
besides, would be a gesture of compassion for the Nazarene, who more than once
broke his feet on stones that he did not see in his path.
It has been calculated that the improvement will not mean changes in the
Holy Scriptures, since there is no special concern demonstrated there for the
urbanism of the city.
With
these measures, Axa hopes to shelter itself from the storm of complaints it has
received due to alleged inadequacies in service, having to confront recently
very costly law suits brought by client who have spent a fortune and have not
returned satisfied. The cause of
these complaints is not always the intense heat of
Bruce
Campbell is
an Associate Professor of Hispanic Studies at
Todo el peso de la ley
(1998)
( “Todo el peso de la ley”. (2006) Directed by Paula Leoncini y Gonzalo Meza. Franco Antonio Valderrama Meersohn, actor. (2007) Gira a Chiloé: Ancud, Rilan, Castro, Quehui. (2007) Teatro Huemul, Santiago de Chile. )
En la mañana del 27 de julio, los diarios y la televisión dieron la noticia de un raro crimen cometido en Sayago. Dos indigentes habían dado muerte a un tercero, posiblemente en la noche del día anterior. Aunque sin llegar a inquietar, a muchos sorprendió la noticia. Lo razonable, y lo que más se acostumbra, es matar por dinero, por orgullo o por alguna pasión familiar. Y nada de estas cosas podía tener un semihombre que vivía en los basurales de la ciudad.
Nunca se supo exactamente el motivo de la golpiza; y ya nadie quiso saber más cuando el juez dio a los asesinos diez años de prisión. Pero yo, el juez, nunca olvidé del todo el caso y algunos años después visité a los reos en la cárcel. Lo hice casi en secreto, como todo, porque la gente gustaba decir que yo tenía preferencia por los criminales y no por las víctimas. Ahora, si debiera dictar sentencia de nuevo, les daría otros diez años de cárcel; no por justicia, sino por compasión. Creo que podré explicarme.
El indigente muerto era el doctor Enríquez, el que había llevado esa vida sin casa durante los últimos seis meses. Eusebio Enríquez era médico cirujano y había perdido a su hija mayor en una sala de operaciones, el 24 de enero, donde él mismo pretendía aliviarla de una enfermedad incurable. El cirujano no tenía razones para culparse de la muerte de su hija, pero las razones de nada importaron porque, súbitamente, enloqueció y una noche se fue de su casa. Atravesó la ciudad bajo una lluvia de enero y se abandonó al costado de las vías del ferrocarril, en Sayago. Se dejó crecer la barba, ensució y destiñó la ropa; adelgazó rápidamente y su rostro se fue haciendo más oscuro y más hundido, lo que le dio una apariencia desconocida de sannyasin hindú. Se hizo tan al margen de la sociedad que dejó de existir para el gobierno y para la sociedad; y por eso nunca pudieron encontrarlo. Al poco tiempo conoció a Facundo y Barbarroja, los dos hombres que más tarde le darían muerte a golpes de fierro.
Ni Facundo ni Barbarroja eran criminales, pero la gente les tenía miedo o, mejor dicho, huía de ellos, como si la pobreza fuera contagiosa. Mientras hubo gente que creía en Dios o en el Infierno hubo limosnas. Pero, de a poco, la buena conciencia y el impuesto a la mala fueron decreciendo y estos miserables pasaron a integrar el inconsciente nacional, la vergüenza disimulada de una economía próspera o pretenciosa.
Los dos hombres llevaban una vida casi nómada. Habitaban todos o cualquiera de los rincones de la antigua estación de ferrocarril, evitando siempre que el guardia los descubriese durmiendo en algún vagón abandonado o en el depósito de fierros donde se refugiaban los días de lluvia. "Este lugar es triste —se decía Enríquez—; lo bueno es que ellos no lo saben".
Pero, repito, ninguno de los dos era capaz de matar un pájaro. También es verdad que durante esos seis meses de convivencia Enríquez les dirigió la palabra una sola vez. Con todo, los mendigos no le guardaron rencor. Sabían que era un pobre loco que alguna vez había vivido como la gente común, que habría tenido una casa y un auto y hasta una familia, porque lo habían visto huir de una mujer elegante y con ropa limpia. Habían aprendido a convivir con él como una familia que tiene un integrante mudo o minusválido. Alguna vez, cuando el frío fue intolerable y las mandíbulas comenzaron a temblar, le arrimaron una lata con yuyos hirviendo. Y él no la rechazó.
Pero ese invierno fue de los peores que recordaran los mendigos. Las temperaturas caían por debajo del cero; los charcos amanecían congelados y el pasto blanco con la escarcha. Era cada vez más difícil, sino imposible, conseguir botellas de vidrio y mucho menos venderlas. Porque la gente se alejaba de aquellos hombres que cada año empeoraban sus barbas y sus ropas. Y así, de a poco, fueron perdiendo el poco contacto oral que los unía al mundo.
Barbarroja enfermó de hambre y Facundo comenzó a quejarse toda la noche del reuma o de alguna otra cosa indescifrable. Las enfermedades y los sufrimientos se fueron sumando hasta confundirse en un único infierno. Sin embargo, los dos mendigos seguían esperando la primavera y el calor del verano que cada día parecía más lejano. Enríquez lo sabía. Sabía que ese podía ser el último invierno de sus acompañantes: tenían los pies hinchados y de color morado, las caras pálidas y hundidas, las manos inútiles. Sólo los ayudaba un optimismo deprimente, según él.
Una mañana Enríquez abrió su boca para leerles la sentencia de muerte. Ese día fue la única vez que hablaron los tres y hablaron durante horas. Facundo y Barbarroja se enteraron de quién era el loco y casi confirmaron lo que habían imaginado. En realidad el loco era o había sido un hombre rico. Un pequeño burgués, para sus conocidos, pero un hombre rico para aquellos marginados.
La conversación terminó por una propuesta del loco.
—Vendrá más frío —les dijo— y ustedes morirán. Ya no tienen defensas y sus cuerpos agonizan. El sufrimiento les durará hasta setiembre. O en el peor de los casos hasta octubre. Pero morirán. Y si tienen suerte de sobrevivir este año, morirán el año próximo, después de haber sufrido el doble de lo que sufrirán este invierno. Pero ustedes son tan pobres que ni siquiera tienen ideas. No sabrán cómo salir de este infierno. Ni siquiera de la forma más fácil. Ustedes son tan pobres que ni siquiera han pensado en ir a la cárcel donde los reos disfrutan de una cama con cobijas y con techo y donde comen casi todos los días. Ustedes son tan pobres que ni siquiera tendrán fuerzas para robar un mercado, porque si lo intentan los sacarán a las patadas y terminarán con la frente sangrando contra el pavimento. Y si los encarcelan por hurto los devolverán a la calle a los dos días, porque las cárceles están llenas y porque hasta el juez se compadecerá de dos miserables con hambre. Pero como yo soy médico, les voy a decir qué deben hacer para salvarse.
Los mendigos se miraron en consulta. No sabían bien qué pensar. Hasta comenzaban a dudar de la historia que les había contado al principio, de su familia y su vida anterior.
—Para ir a la cárcel, por muchos años, tienen que matarme. No me miren así como idiotas. Disimulen esa estupidez honesta que llevan hediendo en sus ropas.
Facundo y Barbarroja supieron o imaginaron que ese día el loco estaba peor que nunca. Pero seguía insistiendo, con fanático realismo, sobre la conveniencia de sacrificar a uno de los tres.
—Dios nos castigará —dijo Barbarroja.
—Dios ya los ha castigado. ¿Acaso imaginan un Infierno peor que éste? ¿Ven lo que les digo? Ustedes son tan pobres que no tienen ideas. Ya no razonan. ¿Tengo que venir yo para decirles lo que deben hacer? Además, ¿por qué habría Dios de castigar a alguien que mata a un asesino? La Biblia dice "ojo por ojo y diente por diente". Yo maté a una niña, a mi propia hija. ¿Tienen compasión de mí?
Los mendigos se levantaron y se retiraron temerosos. El loco comenzaba a asustarlos de verdad. Pasó un tiempo, una semana o dos, y no volvieron a hablar. Ni siquiera se le acercaban y hasta evitaban mirarlo. El día 24 llovió intensamente. Facundo y Barbarroja se mudaron al galpón abandonado de la estación. Como dije antes, sólo iban allí los días de lluvia, porque el guardia los fastidiaba si los encontraba adentro. Por otra parte, creo que preferían el vagón sin techo, porque era más discreto y no los molestaba el vacío negro de la altura de aquel depósito. (A pesar de que vivían en la calle, descubrí que ambos sufrían de una forma rara de agorafobia).
Ese día el loco no entró al galpón. Permaneció bajo la lluvia toda la noche, como un fantasma con las manos en los bolsillos y mirando a veces al cielo que lo dibujaba con sus relámpagos y lo borraba con la lluvia oscura.
El día 25, el loco, agotado por el hambre, por el frío y por las pocas ganas de vivir, cayó inconsciente. El día 26 los mendigos se decidieron a llevarle una lata con yuyos hervidos, pero ya no reaccionaba. Su mirada estaba perdida y apenas podía mover los párpados. La piel estaba blanca y fría, no había reacción ni sensibilidad de ningún tipo. Facundo apoyó su oído en el pecho del loco y comprobó que casi no latía. Durante toda la noche de ese día, los dos hombres estuvieron controlando en silencio los casi imperceptibles golpes que daba el corazón del loco. Lo esperaron o lo cuidaron con miedo y ansiedad. Barbarroja comenzó a temblar como nunca antes, encogido de hombros y sin poder controlar los labios que parecían recitar un discurso sin voz.
El día 27 el corazón del loco ya no se oía, y por la noche lo creyeron muerto. Pero no lo estaba. Por lo tanto, la conclusión del forense fue correcta: Eusebio Enríquez no murió de frío ni de hambre; fue asesinado a golpes por dos mendigos que reconocieron el delito y se salvaron de un seguro linchamiento a la salida del juzgado, porque la policía los arrastró hasta una camioneta donde fueron depositados como basura.
Jorge Majfud
Montevideo, 1998
Tout le poids de la loi
Dans la matinée du 27 juillet, les journaux et la télévision donnèrent la nouvelle d’un rare crime commis à Sayago. Deux indigents avaient donné la mort à un troisième, possiblement dans la nuit du jour précédent. Quoique sans arriver à inquiéter, la nouvelle en a surpris plusieurs. Ce qui est raisonnable et, ce qui est plus habituel, c’est de tuer pour de l’argent, par orgueil ou pour quelque passion familiale. Et rien de cela ne pouvait avoir un pygmée vivant dans les décharges de la ville.
Jamais on ne sut exactement le motif de l’agression; et alors personne ne voulût en savoir plus lorsque le juge donna aux assassins dix années de prison. Mais moi, le juge, jamais je n’oublierai le cas et, quelques années plus tard, je visitai les prisonniers dans leur cellule. Je le fis en secret, comme d’habitude, parce que les gens se plaisent à dire que j’avais une préférence pour les criminels plutôt que pour les victimes. Maintenant si je devais dicter une sentence de nouveau, je leurs donnerais dix autres années supplémentaires; non par justice, mais par compassion. Je crois que je peux m’expliquer.
L’indigent assassiné était le docteur Enriquez, celui qui avait porté cette vie sans toit pendant les derniers six mois. Eusebio Enriquez était un chirurgien et avait perdu sa fille aînée dans une salle d’opération le 24 janvier, où lui–même prétendait la soulager d’une maladie incurable. Le chirurgien n’avait aucune raison de se sentir coupable, mais peu importe les raisons parce que, subitement, il devint fou et s’en fût de sa maison. Il traversa la ville sous une pluie de janvier et s’abandonna du côté des voies ferrées, à Sayago. Il se laissa pousser la barbe, devint sale et négligea ses vêtements; il maigrit rapidement et son visage se fit plus obscur et creusé, ce qui lui donna une apparence méconnaissable de sannyasin hindou. Il se rendit si en marge de la société qu’il cessa d’exister pour le gouvernement et pour le monde, et pour cette raison personne ne put le retrouver. Peu de temps après, il rencontra Facundo et Barbarroja, les deux hommes qui plus tard le tueraient à coup de barre de fer. Ni Facundo ni Barbarroja n’étaient des criminels, mais les gens en avaient peur ou, pour mieux dire, les fuyaient, comme si la pauvreté était contagieuse. Tandis qu’il y avait des gens qui croyaient en Dieu ou à l’Enfer et qui leurs donnaient des aumônes. Mais, peu à peu, la bonne conscience et les subsides décrûrent, et ces misérables en vinrent à intégrer l’inconscient national, la honte dissimulée d’une économie prospère ou prétentieuse.
Les deux hommes traînaient une vie presque nomade. Ils habitaient tous ou certains des recoins de la vieille station de chemin de fer, évitaient toujours que le gardien les découvre dormant dans quelque wagon abandonné, ou dans le dépôt de fer où ils se réfugiaient par temps de pluie. “Cet endroit est triste" se disait Enriquez, “tant mieux s’ils ne s’en rendent pas compte.”
Mais, je le répète, aucun des deux n’était capable de tuer un oiseau. Aussi il est vrai que pendant les six mois que dura cette convivialité, Enriquez ne leurs adressa la parole qu’une seule fois. Malgré tout, les mendiants ne lui gardèrent aucune rancœur. Ils savaient qu’il était un pauvre fou qui, autrefois, avait vécu comme les gens ordinaires, qu’il avait eu une maison et une auto et, jusqu’à une famille, parce qu’ils l’avaient vu fuir une femme élégante portant une robe propre. Ils avaient appris à cohabiter avec lui comme en famille, et paraissait muet ou handicapé. Certaines fois, lorsque le froid devenait intolérable et que ses mâchoires commençaient à trembler, ils lui donnaient une boîte de conserve replie d’herbes bouillantes. Et lui ne la repoussait pas.
Mais cet hiver fut l’un des pires dont se souviendront les mendiants. Les températures tombaient en dessous de zéro; les mares commençaient à geler et les pâturages devenaient blancs. Il était chaque fois plus difficile sinon impossible de se procurer des bouteilles de verre et encore plus de les vendre. Parce que les gens s’éloignaient de ces hommes qui, chaque année, dépérissaient toujours plus, négligeant leur barbe et leurs vêtements. Et ainsi, peu à peu, ils perdirent le peu de contact oral qui les réunissait au monde.
Barbarroja tomba malade de faim et Facundo commença à se plaindre toute la nuit de rhumatisme ou de quelqu’autre chose d’indéchiffrable. Les maladies et les souffrances crûrent jusqu’à se confondre en un unique enfer. Cependant, les deux mendiants continuaient d’espérer le printemps et la chaleur de l’été qui chaque jour paraissaient plus lointain.
Enriquez le savait. Il savait que cela pouvait être le dernier hiver de ses compagnons. Ils avaient les pieds gonflés et violets, leurs visages étaient pâles et renfoncés, leurs mains inutilisables. Seul les aidait un optimisme déprimant, selon lui.
Un matin, Enriquez ouvrit la bouche pour leurs dire la sentence de leur mort. Ce jour fut l’unique fois qu’ils parlèrent tous les trois et ils parlèrent durant des heures. Facundo et Barbarroja s’informèrent de qui était le fou et cela confirma presque tout ce qu’ils avaient imaginé. En réalité, le fou était ou avait été un homme riche. Un petit bourgeois, pour ses connaissances, mais un homme riche pour ces marginalisés.
La conversation se termina par un proposition du fou. “Il viendra plus de froid” leur dit-il, et “vous-mêmes mourrez. Déjà vous n’avez plus de défenses et vos corps agonisent. Ils endureront la souffrance jusqu’en septembre. Ou, dans le pire des cas, jusqu’en octobre. Mais vous mourrez. Et si vous avez la chance de survivre cette année, vous mourrez l’année prochaine, à la suite d’avoir souffert le double de ce que vous souffrirez cet hiver. Mais vous être si pauvre que vous n’avez ni même d’idées. Vous ne saurez pas comment sortir de cet enfer. Ni même de la façon la plus facile. Vous êtes si pauvre que vous n’avez même pas pensé à aller en prison où les gens jouissent d’un lit avec des couvertures et un toit, où ils mangent presque tous les jours. Vous êtes si pauvres que vous n’avez même pas les forces suffisantes pour voler dans un marché, parce que si vous l’essayeriez, ils vous sortiraient à coup de pommes de terre et vous en termineriez sur le pavé avec le front ensanglanté. Et s’ils vous emprisonnaient pour vol, ils vous remettraient à la rue au bout de deux jours parce que les prisons sont pleines, et parce que même le juge aurait pitié de deux misérables affamés. Mais, comme je suis médecin, je vais vous dire quoi faire pour vous en sortir.”
Les mendiants se regardèrent pour se consulter. Ils ne savaient guère quoi en penser. Ils commençaient même à douter de l’histoire qu’il leurs avait racontée au début, au sujet de sa famille et de sa vie antérieure.
“Pour aller en prison, pour plusieurs années, vous devez me tuer. Ne me regardez pas ainsi comme des idiots. Dissimulez cette stupidité honnête qui vous fait puer dans vos vêtements.”
Facundo et Barbarroja surent ou imaginèrent qu’en ce jour le fou était pire que jamais. Mais il continuait d’insister, avec un réalisme fanatique, sur la convenance de sacrifier un des trois.
– “Dieu nous
punira” dit Barbarroja.
– “Dieu déjà vous a punis. Peut-être imaginez-vous un Enfer pire que celui-ci ?
Voyez–vous ce que je vous dit ? Vous êtes si pauvres que vous n’avez pas
d’idées. Déjà vous ne raisonnez plus. Dois-je venir pour vous dire ce que vous
avez à faire ? De plus, pourquoi Dieu aurait-il à punir quelqu’un qui tue un
assassin ? La Bible ne dit-elle pas « œil pour œil, dent pour dent » ? J’ai tué
une enfant, ma propre fille. Auriez-vous de la compassion pour moi ?”
Les mendiants se levèrent et se retirèrent craintifs. Le fou commençait à leur faire peur pour de vrai. Le temps passa, une semaine ou deux, et ils n’en reparlèrent plus. Ni même ne l’approchaient et allaient jusqu’à éviter de le regarder. La journée du 24, il plût intensément. Facundo et Barbarroja emménagèrent dans le hangar de la station. Comme je l’ai dit auparavant, ils allaient là seulement les jours de pluie, parce que cela ennuierait le gardien de les trouver là. D’autre part, je crois qu’ils préféraient le wagon sans toit, parce qu’il était plus discret et que le vide noir de la hauteur de ce dépôt ne les dérangeait pas. (Malgré qu’ils vivent dans la rue et que je découvris qu’ils souffraient d’une forme rare d’agoraphobie).
Durant ce jour, le fou n’entra pas dans le hangar. Il demeurait sous la pluie toute la nuit comme un fantôme les mains dans les poches et regardait souvent dans le ciel les éclairs que la pluie obscure effaçait.
La journée du 25, le fou, épuisé par la faim et le peu d’envie de vivre, tomba inconscient. La journée du 26, les mendiants se décidèrent à lui apporter une tisane d’herbes bouillies. Mais il ne réagissait déjà plus. Son regard était perdu et à peine pouvait-il bouger les paupières. La peau était blanche et froide, il n’avait ni réaction ni sensibilité d’aucun type. Facundo appuya son oreille sur la poitrine du fou et constata qu’elle ne remuait presque plus. Pendant toute la nuit les deux hommes contrôlèrent en silence les quasis imperceptibles coups que rendait le cœur du fou. Ils attendirent et en prirent soin avec crainte et anxiété. Barbarroja commença à trembler comme jamais auparavant, les épaules contractées et sans pouvoir contrôler les lèvres qui paraissaient réciter un discours sans voix.
La journée du 27, le cœur du fou maintenant ne s’entendait plus et, à la nuit, ils le crurent mort. Mais il ne l’était pas. Par conséquent, la conclusion du médecin légiste était correcte : Eusebio Enriquez n’était pas mort de froid ni de faim, il fut assassiné de coups donnés par deux délinquants qui reconnurent le délit et qui se sauvèrent d’un lynchage certain à la sortie du procès, parce que la police les entraîna jusqu’à une camionnette où ils furent déposés comme déchets.
Jorge Majfud
Uruguay, 1998
Traduit de
l’espagnol par:
Pierre Trottier, mai 2006
Trois–Rivières, Québec, Canada
Pierre Trottier
Notice biographique
(Montréal, le 21 mars 1925) Poète et essayiste, Pierre Trottier fait des études classiques au Collège Sainte-Marie et Jean-de-Brébeuf où il obtient un baccalauréat en 1942. Il détient également une licence en droit de l'Université de Montréal. Il travaille ensuite comme chef de service à la Chambre de commerce du district de Montréal de 1946 à 1949, puis au ministère des Affaires extérieures du Canada. Il occupe divers postes diplomatiques à Moscou, à Djakarta, à Londres et à Paris, avant d'être nommé ambassadeur du Canada au Pérou de 1973 à 1976, puis ambassadeur auprès de l'Unesco en 1979. Il est également membre du Conseil de rédaction de la revue Liberté et il collabore à Cité libre. Pierre Trottier a reçu le Prix David pour Les Belles au bois dormant en 1960 et le Prix de la société des gens de lettres pour Le Retour d'Oedipe en 1964. Il est membre de la Société royale du Canada depuis 1978 et de l'Union des écrivaines et des écrivains québécois.
Pierre Trottier
Nota biográfica
Pierre Trottier nació en Montreal, el 21 de marzo de 1925. Poeta y ensayista, realizó estudios clásicos en el Collège Sainte-Marie et Jean-de-Brébeuf donde obtuvo su bachillerato en 1942. Licenciado en derecho por la Universidad de Montreal, trabajó más tarde como jefe de servicio en la Cámara de Comercio del distrito de Montreal desde 1946 hasta 1949 y en el Ministerio de Relaciones Exteriores de Canadá. Ocupó diferentes cargos diplomáticos en Moscú, Yakarta, Londres y París, antes de ser designado embajador de Canadá en Perú desde 1973 hasta 1976. Fue embajador agregado en la UNESCO en 1979. Actualmente, es además miembro del Consejo de redacción de Liberté y colaborador habitual de Cité Libre.